Il mondo governato dai banchieri

Pensate sia giusto che il mondo sia governato dai banchieri? Ecco la sintesi perfetta, epigrammatica, cui è ricorso ieri il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, per commentare il cortese ma fermo rifiuto dei T-Bond da parte di UniCredit e Intesa. Sarebbe riduttivo riportare la vicenda alle liti tra il ministro “ganzo” e i banchieri scaltri, da Parmalat in poi.
30 SET 09
Ultimo aggiornamento: 12:43 | 21 AGO 20
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Pensate sia giusto che il mondo sia governato dai banchieri? Ecco la sintesi perfetta, epigrammatica, cui è ricorso ieri il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, per commentare il cortese ma fermo rifiuto dei T-Bond da parte di UniCredit e Intesa. Sarebbe riduttivo riportare la vicenda alle liti tra il ministro “ganzo” e i banchieri scaltri, da Parmalat in poi. Può apparire provinciale ridurre il tutto a un problema esclusivamente italiano, quello di un’economia bancocentrica in cui la privatizzazione degli istituti di credito è stata in parte neutralizzata dal ruolo delle Fondazioni, casse di compensazione e mediazione tra le esigenze della finanza e della politica, nazionale e locale. Questi fattori sono presenti nell’addizione, ma non ne costituiscono il cuore. Il problema stavolta è più ampio.
E’ stato il New York Times a sbertucciare la politica (americana) pubblicando i resoconti di conversazioni tra i banchieri e il segretario al Tesoro allo scoppiare della crisi, e a sbattere i tacchi pareva il politico con un passato da banchiere, non viceversa. C’è Gordon Brown che dal fallimento della strategia di conversione della Gran Bretagna da economia mista a piazza finanziaria mondiale, al prezzo di sacrificare il manufatturiero, sta ricavando la sconfitta elettorale e la perdita della fama di gran Cancelliere dello Scacchiere. Il presidente Obama può fare sermoni stilisticamente ineccepibili ai bankers, ma nulla più, tanto che Warren Buffett aveva capito bene chi avrebbe comandato, visto che investì in Goldman Sachs quando l’Apocalisse sembrava inevitabile. Ci sono poi Schröder e Fischer che, dopo la ribalta del governo, incassano i dividendi come manager, mentre il capo di stato tedesco è l’ex governatore della Banca centrale. Politica e affari non dormono in letti separati, si sa. Ma negli anni il concubinaggio ha fatto un salto di qualità, perfino teorico, sicuramente strategico.
Lo stato liberal-democratico che arrancava nel garantire ai cittadini livelli di welfare e di stipendi adeguati ha chiesto una mano alla finanza. Non riesci a comprare casa? Ti fa prestito la banca. L’azienda soffre? La banca ti aiuta e poi scarica il rischio altrove. Non riesci a farti una pensione per il futuro da anziano, sempre più duraturo? Ecco i fondi per te, passa in banca. Il tuo stipendio è basso perché cala la produttività e le tasse aumentano? Compra quel prodotto strano per guadagnare in Borsa, ti consigliano in banca. Alitalia sta per fallire? Faccio un pool di banche e aziende, e la salvo per qualche tempo. Voilà.
La politica, soprattutto a sinistra, in Italia e nel mondo, persa la forza propulsiva delle idee socialisteggianti ha tentato la Terza via del social-liberismo.
Così i rapporti tra banchieri e politici si sono rafforzati un po’ ovunque, anche se la destra è apparsa più amica delle cosiddette corporation. E’ stato Tremonti a dire (al Foglio): “Meglio una 500 che un derivato Goldman Sachs”. Certo, anche la sinistra più sinistra ce l’ha col governo dei banchieri, ma le sue ricette statocratiche hanno prodotto apocalissi vere, non solo annunciate. Dunque, come affrontare il problema in Italia? Tremonti tenta prodianamente di aggirarlo, da una parte alleandosi con le Fondazioni, dall’altro denunciando gli eccessi della finanza. Ma il legittimo e forse utile piano di riduzione del peso delle banche sull’economia si scontra con un dato di fatto: i nostri istituti di credito, magari anche perché parlano poco inglese, non sono messi male e i nostri banchieri non sono così malvagi, visto che Mario Draghi guida il Financial Stability Board, parlando in inglese, ed è candidato dal Wall Street Journal alla Bce. Il giusto obiettivo di riaffermazione del primato della politica va perseguito con mezzi più politici. Il suggerimento paradossalmente viene da un prof (Giavazzi) considerato vicino a un banchiere (Draghi): la politica che si è affidata alla finanza per evitare di fare le riforme faccia le riforme per evitare che governi la finanza.